Dopo la scoperta dell’aria infiammabile delle paludi presso Angera, Volta osserva che una miscela di aria infiammabile e aria comune, sottoposta a una scarica elettrica, produce una deflagrazione. Per studiare quantitativamente questo fenomeno realizza uno strumento specifico: l’eudiometro.
L’eudiometro è costituito da un tubo di vetro, con un’estremità immersa in una bacinella d’acqua e l’altra chiusa da un turacciolo di sughero sigillato. Attraverso il tappo passano due fili metallici che terminano all’interno con elettrodi, destinati a produrre la scintilla elettrica.
Riempito il tubo con una miscela di aria comune e aria infiammabile, Volta fa scoccare una scintilla tra gli elettrodi. L’esplosione che ne segue provoca un innalzamento del livello dell’acqua nel tubo, indicando che una parte dell’aria è scomparsa durante la reazione.
Volta interpreta il risultato come la scomparsa dell’aria infiammabile e di una parte dell’aria comune, lasciando nel tubo aria “flogistizzata”, cioè priva di ossigeno. Queste osservazioni avvengono in un’epoca in cui la composizione dell’aria non è ancora nota.
Nel 1777 Volta comunica i suoi risultati a Joseph Priestley e prosegue le ricerche anche con idrogeno e ossigeno. Nel 1782 presenta questi esperimenti a Parigi a Lavoisier, che l’anno successivo giungerà alla scoperta della composizione chimica dell’acqua.
Durante le combustioni Volta osserva spesso la comparsa di una rugiada sulle pareti del tubo, senza però riconoscerla come acqua. L’uso dell’acqua nell’eudiometro gli impedisce di accorgersi della sintesi dell’acqua, che sarà invece chiaramente individuata da Lavoisier ripetendo gli esperimenti con mercurio al posto dell’acqua.
