Pila a corona di tazze

Sempre nella lettera a Sir Joseph Banks, del 20 marzo 1800, Volta così descrive un’altra versione del suo apparecchio, la serie di tazze: «Si dispone dunque una serie di più tazze o coppe, di una qualsivoglia materia, eccettuato il metallo, tazze di legno, di scaglie, di terra, o meglio di cristallo (dei piccoli bicchieri per bere o ciotole sono i più indicati) riempiti a metà di acqua pura, o meglio di acqua salata o di usciva; e si fanno comunicare tutte, se ne forma una specie di catena, mediante altrettanti archi metallici, di cui un braccio Aa, o solamente l’estremità A, che è immersa in una delle ciotole, è di rame rosso, o giallo, o meglio di rame argentato, e l’altra Z, che è immersa nella ciotola seguente, è di stagno o meglio di zinco.

Esemplare di Pila a corona di tazze (Tempio Voltiano, Como)

Esemplare di Pila a corona di tazze (Tempio Voltiano, Como)

Io osserverò qui di passaggio, che la usciva e gli altri liquidi alcalini sono preferibili, quando uno dei metalli che deve essere immerso è lo stagno; l’acqua salata è invece preferibile quando sia lo zinco. I due metalli di cui si compone ciascun arco, sono saldati insieme, in una parte qualsiasi, al di sopra di quella che è immersa nel liquido; e che deve toccarlo con una superficie sufficientemente larga; perciò è conveniente che questa parte sia di un pollice quadrato o poco meno; il resto dell’arco quando si voglia più stretto è anche un semplice filo metallico.

Schizzo schematico della Pila a corona di tazze nella lettera a Marsilio Landriani, post marzo 1801 (Autografo di Volta, Cart. volt. J78 verso, Istituto Lombardo)

Schizzo schematico della Pila a corona di tazze nella lettera a Marsilio Landriani, post marzo 1801 (Autografo di Volta, Cart. volt. J78 verso, Istituto Lombardo)

Può anche essere di un terzo metallo, differente dai due che sono immersi nel liquido dei bicchieri; poiché l’azione sul fluido elettrico, che risulta da tutti i contatti dei diversi metalli che si succedono immediatamente, la forza con la quale questo fluido si trova spinto alla fine, è assolutamente la stessa, o quasi, di quella che esso avrebbe ricevuto dal contatto immediato del primo metallo con l’ultimo, senza alcun metallo intermediario, come io ho verificato con esperienze dirette».

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