Meno di duecento metri separano la casa dove Alessandro Volta è nato e morto dalla chiesa dove è stato battezzato e che ne ha visto officiare le esequie. Fu uno scienziato “casa, laboratorio e chiesa” il grande comasco, oltre che uomo capace di tessere importanti relazioni internazionali. Nella biografia scritta da Callisto Grandi nel 1899, centenario della pila, si ricorda che a San Donnino – tempio di origine romanica, ricostruito nel XIV secolo e rivisitato nel Seicento – Volta teneva anche frequentatissime lezioni di catechismo: «Quasi tutte le domeniche […] egli, in un angolo della chiesa […], è circondato da una moltitudine di giovani e giovanetti tutti intenti ad apprendere dal di lui labbro il catechismo […]. La classe di dottrina del Volta era la più affollata e spesso molti non vi trovavano posto!». Questa eccezionale attitudine a insegnare le sacre scritture è confermata da un visitatore illustre, Silvio Pellico, che incontrò l’illustre fisico a Como, dopo che quest’ultimo si era ritirato a vita privata nel 1819, e nella poesia “Alessandro Volta” gli attribuisce il merito di avergli fatto ritrovare la fede. «Nel Vangel lo sguardo / Figgo come ne’ cieli, ed in lui sento / Tutto il poter di verità gagliardo», avrebbe detto lo scienziato allo scrittore. A San Donnino, il 19 febbraio 1745, furono imposti a Volta i nomi di Alessandro Giuseppe Antonio Anastasio e duecento anni dopo, presso il fonte battesimale, è stata collocata una lapide che riporta il testo dell’atto di battesimo. Nella stessa chiesa il 7 marzo 1827 vennero celebrate le sue esequie. Una «febbre catarrale» – così si legge nell’atto di morte registrato presso la parrocchia medesima – aveva portato via due giorni prima, alle 3 del mattino, l’uomo capace di dischiudere nuovi orizzonti all’umanità intera.
