Ai piedi del Faro Voltiano si estende un parco di 26 ettari di eccezionale interesse paesaggistico, ma anche storico, e insospettabilmente legato alla memoria dello stesso Alessandro Volta. Creato lungo un pendio, si sviluppa su più livelli, tra boschetti di castagni, faggi, cedri e persino sequoie, manufatti in stile liberty, come la serra e un piccolo edificio che richiama nelle forme una grotta, per terminare con una grande rotonda erbosa da cui si gode una notevole vista panoramica sul lago di Como, la Svizzera e l’arco alpino. Si chiama Parco Marenghi, perché quando il Comune di Brunate, nel 1972, acquistò il polmone verde per 19 milioni di lire, a seguito della trattativa con la «Baronessa Giuseppina Marenghi vedova Acerbo» (proprio lui, il ministro di Mussolini), si impegnò a mantenere «la denominazione del suo fondatore […] anche per i meriti e la stima che la Famiglia Marenghi si è saputa conquistare presso la popolazione di Brunate». In realtà i Marenghi arrivarono a Brunate negli anni Trenta e il parco esisteva già almeno dal 1900, quando diede il nome al vicino Hotel du Parc, attualmente villa privata sita in via Alle Colme 5. Varcato il cancello di ingresso al compendio, fate attenzione a una vasca coperta da una lamiera verde, accanto ai giochi per i bambini. Lì sotto si cela il legame voltiano: vi viene, infatti, raccolta l’acqua proveniente dalla Fonte del Pertugio, scoperta calandosi nella grotta omonima dal mineralogista Carlo Amoretti, durante un’escursione con l’amico Alessandro Volta, che gli tenne la corda, come lo stesso Amoretti racconta in una lettera del 28 agosto 1785 scritta da Urio a una non meglio precisata “dama”. L’acqua di questa fonte alimentò le prime ville costruite a San Maurizio alla fine dell’Ottocento e oggi è utilizzata dalla protezione civile per spegnere gli incendi.
