“Qui a Brunate visse a balia e in fanciullezza Alessandro Volta presso Elisabetta Pedraglio il cui marito Lodovico Monti, fabbricatore di barometri, gli infuse i primi amori alla scienza che gli diede la pila”. Così recita una targa affissa a lato della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea nel 1826, un anno prima della scomparsa del grande fisico. Il testo è attribuito allo storico Maurizio Monti. Un’altra iscrizione, posta sopra il portone di ingresso di un’abitazione al civico 5 della via di accesso al paese, dedicata proprio allo scienziato comasco, dice che “in questa casa Alessandro Volta trascorse i primi anni di sua vita”. Questa seconda lapide fu collocata dalla Pro Brunate nel 150° dell’invenzione della pila, ovvero nel 1949. Tuttavia, una precedente cartolina, che fa parte di una serie pubblicata dalla Amministrazione Funicolare Como-Brunate nel 1900 e che è anche riprodotta in formato gigante al Tempio Voltiano di Como, indica come “casa ove fu a Balia Alessandro Volta” un edificio in via Monti 7, nel cuore del centro storico, accanto alla cappella della Madonna di Pompei. Qual è, dunque, la casa giusta? Secondo alcuni anziani del paese la targa sarebbe stata spostata da via Monti a via Volta in occasione di un intervento di ristrutturazione del primo dei due immobili, che quindi dovrebbe essere quello corretto. L’Ufficio tecnico comunale, però, ha una spiegazione diversa: all’epoca di Volta entrambe le case appartenevano alla famiglia Pedraglio, di conseguenza ai posteri sarebbe risultato difficile stabilire in quale delle due Elisabetta avesse effettivamente cresciuto il piccolo Volta.
