Oasi del Bassone

L’Oasi del Bassone, alle porte di Como, ospita la Cascina Volta, legata alla famiglia dello scienziato e alle sue prime osservazioni naturali tra boschi, laghetti e sentieri.
Via Ninguarda, 40
22100 Como

L’Oasi del Bassone e la Cascina Volta

Alessandro Volta era di casa anche in un altro luogo d’eccezionale interesse naturalistico alle porte di Como: l’Oasi del Bassone. Per la precisione, nella zona vi era una delle sei case della sua famiglia. Per individuarla tenete come riferimento la Trattoria Bassone in via Ninguarda 40, al confine tra il Comune di Como, località Albate, e quello di Senna Comasco. A poche decine di metri, in via per Albate, vedrete un edificio rurale, che attualmente versa in stato di abbandono e si presenta come una fattoria, con un capannone per gli animali assai degradato. È la Cascina Bassone, o Cascina Volta, come la chiamano alcuni. In un libro del 1875 un pronipote di Alessandro Volta, l’avvocato Zanino, ricorda che un suo antenato omonimo del XVII secolo aveva comprato, tra gli altri, «i tenimenti di Trecallo e del Bassone con casa civile». Nella guida “Lake Como is green”, data alle stampe nel 2016 dalla Camera di Commercio, si sostiene che «(Volta) da giovinetto vi trascorse le sue giornate di vacanza effettuando le sue prime osservazioni scientifiche sui gas di palude e sulle rane». Dalla cascina, si suggerisce di prendere una strada sterrata, che poi diventa sentiero, e si inoltra nel bosco palustre, in cui si incontrano prima il Laghetto piccolo e poi il Laghetto grande, entrambi dotati di punti di osservazione creati dai Raider di Como. Costeggiando il bosco fino al limite dell’Oasi del Bassone, vicino all’omonimo carcere, si arriva al sedime della ferrovia Como-Milano, che pure reca l’imprinting di Volta: fu il figlio dello scienziato, Zanino, a idearla. Per ottenere la concessione (nel 1836) dilapidò il patrimonio familiare e infine la dovette cedere a un’altra società che completò il tracciato nel 1849. Sulla via del ritorno, compiuto attraverso i vasti prati che caratterizzano la zona, ci si ferma alla Cascina Bengasi, che custodisce un tesoro fatto di attrezzi contadini, nidi di uccelli e campioni di torba, il combustibile organico che fu estratto dall’Ottocento fino alla metà del secolo scorso e nelle cui cave si sono formati i laghetti.