Duomo di Como

Il Duomo di Como, dominato dalle statue dei Plinii, conserva epigrafi romane e una lapide che ricorda la devozione di Alessandro Volta, unendo storia classica, fede e memoria civica.
Piazza del Duomo
22100 Como

Il Duomo di Como

Le statue di due pagani, i Plinii, dominano l’accesso alla cattedrale di Como: il Vecchio, autore della prima enciclopedia, la “Naturalis Historia”, sul lato sinistro del portale, e il Giovane, cui si deve uno dei più celebri epistolari dell’età classica, su quello destro. Dedicato alla Beata Vergine Assunta, il Duomo è stato costruito sui resti della precedente cattedrale di Santa Maria Maggiore ed è il terzo edificio religioso più grande della Lombardia, dopo quello di Milano e la Certosa di Pavia. A quest’ultima l’accomuna l’anno di fondazione, il 1396, riportato su una pietra incastonata nella parete esterna dell’abside. La costruzione durò fino al 1744, quando fu ultimata la cupola. I Plinii vennero scolpiti da Tommaso e Giacomo Rodari (1480 ca.) in un’epoca di grande fervore umanista e i loro concittadini li difesero anche durante la Controriforma, quando il visitatore apostolico Giovanni Francesco Bonomi avrebbe voluto rimuoverli. Va precisato, però, che allora non era ancora stata ritrovata la lettera scritta da Plinio il Giovane, in veste di governatore della Bitinia, all’imperatore Traiano per chiedere come dovesse comportarsi con i cristiani, che in qualche caso, quando si erano rifiutati di abiurare, aveva mandato a morte, nel rispetto delle leggi allora vigenti. All’interno del Duomo, sulla sinistra sotto l’organo guardando l’altare maggiore, si trova una lapide pavimentale, posata nel 1999, bicentenario dell’invenzione della pila, per ricordare il punto da cui Alessandro Volta Alessandro Volta, “ormai canuto, assisteva ogni giorno con reverenza al sacrificio eucaristico”. Ma le iscrizioni più interessanti sono murate sulla facciata meridionale, in via Maestri Comacini, quasi all’angolo con piazza del Duomo. Si tratta di tre epigrafi di origine romana, una delle quali riguarda Plinio il Giovane e cita alcune cariche da lui ricoperte. A volerle lì fu l’insigne storico rinascimentale Benedetto Giovio, fratello maggiore di Paolo, non a caso unico laico cui è stato riservato l’onore della sepoltura nella cattedrale. All’interno, lungo la navata sinistra, trovate il suo monumento funebre.