All’incrocio tra viale Cattaneo e viale Varese svetta la Torre Gattoni, un baluardo non solo storico ma anche scientifico. Passandovi davanti si nota una porticina a piano terra. Dà accesso alla prima cabina elettrica che erogava la corrente per l’illuminazione della città di Como, realizzata negli anni Trenta e rimasta attiva fino al 1958. In ricordo di questo utilizzo, sono stati lasciati in loco il quadro elettrico con gli strumenti di misura e i vecchi trasformatori, detti a “basculla”. Ma è al piano superiore che si sono vissuti momenti importanti nella vita di Alessandro Volta e nel percorso che lo ha portato a inventare la pila. Nel 1783 l’Erario militare vendette le mura al Comune di Como, che a sua volta ne cedette diverse porzioni ai privati. La famiglia Gattoni acquisì la torre e Giulio Cesare, canonico e amico di Volta, vi trasferì il parafulmine di Franklin che in precedenza aveva issato sul contiguo palazzo dove abitava e vi realizzò all’interno un gabinetto di fisica e un piccolo museo di storia naturale. Dalle testimonianze scritte, lasciate dallo stesso Gattoni, sappiamo che con il parafulmine i due amici catturavano l’elettricità nell’aria e riuscivano ad annunciare l’arrivo dei temporali prima che cominciassero gli scrosci di pioggia. Come “segnalatori”, Gattoni aveva collegato al parafulmine un filo di ferro cosparso di campanellini che arrivava fino a casa sua e Volta una pistola elettroflogopneumatica. Oggi al primo piano della torre si accede dall’attiguo Palazzo Mantero in via Volta 74. Il vano è vuoto, essendo state le collezioni di Gattoni trasferite al liceo Volta, ma ancora ricco di fascino: dalle feritoie che si aprono negli spessi muri della torre pentagonale è facile immaginare quando fu utilizzata per uso difensivo nel Medioevo (la costruzione risale al XII secolo) e ancora durante le Cinque Giornate di Como nel 1848.
