«La pila è la base fondamentale di tutte le invenzioni moderne», scrisse Albert Einstein, ritornando sul lago di Como nel 1933, dopo l’idillio che vi aveva vissuto nel 1901 con la futura moglie Mileva Marić, per visitare il Tempio Voltiano. Il monumento in stile palladiano, progettato dall’architetto Federico Frigerio e finanziato dall’industriale cotoniero Francesco Somaini, era stato costruito nel 1927, e inaugurato il 15 luglio 1928, in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Alessandro Volta, che avevano portato a Como numerosi premi Nobel. Delle celebrità scientifiche dell’epoca era mancato solo il padre della “teoria della relatività”, a causa della sua opposizione al fascismo. Ma nel ’33, appunto, rese il proprio personale omaggio all’uomo che nel 1799 aveva inventato la pila, primo generatore statico di energia elettrica (non a caso è stato dato il nome Volt all’unità di misura del potenziale elettrico). Nel 1776 il fisico comasco aveva anche scoperto il gas metano, da lui utilizzato per mettere a punto la “lampada di Volta” e la “pistola elettroflogopneumatica”, antenate dell’illuminazione a gas e degli accendini. Tutto ciò è ricordato nel Tempio Voltiano, dove al piano terra sono esposti strumenti scientifici dello scienziato; in parte si tratta di copie, poiché gli originali erano andati distrutti in un incendio che aveva devastato i padiglioni delle celebrazioni del 1899. Nella loggia al primo piano è invece presentata attraverso pannelli e dipinti la biografia di Volta intrecciata con la storia della città in cui ricoprì importanti incarichi pubblici. Al parapetto della loggia sono affisse quattro formelle in altorilievo a stucco, opera di Pietro Clerici, che rappresentano “Episodi della vita di Volta”, alternate a sedici tondi che a lettere d’oro ne ricordano le date più significative. Danno il benvenuto ai visitatori, ai lati dell’ingresso, due statue raffiguranti La Scienza e La Fede, opera di Carlo e Luigi Rigola.
