Tra le applicazioni pratiche delle ricerche sui gas, Volta concepisce una lampada alimentata da aria infiammabile, accesa non più da violente esplosioni ma da una combustione lenta e controllata. L’innesco avviene mediante una scintilla elettrica prodotta da un piccolo elettroforo.
In una lettera Volta descrive l’intenzione di costruire una lucerna “dilettevole ma forse anche utile”, alimentata dall’aria infiammabile nativa delle paludi. Il progetto nasce anche dal confronto con Padre Campi e prevede un funzionamento continuo e silenzioso, in netto contrasto con le detonazioni sperimentate in altri dispositivi.
Volta immagina la lucerna anche come una sorta di clepsidra, un orologio ad acqua in cui il consumo del gas segna il trascorrere del tempo. L’idea unisce funzione pratica, eleganza meccanica e valore dimostrativo, rendendo lo strumento adatto sia allo studio sia alla divulgazione.
L’autonomia della lucerna si rivela però limitata: anche nelle versioni più perfezionate un recipiente di aria infiammabile garantisce solo circa un’ora di funzionamento. Per questo Volta decide di trasformare l’apparecchio in un accendi-lume, una piccola macchina raffinata e funzionale, più adatta a un uso concreto che a un’illuminazione prolungata.
