A partire dagli anni Ottanta del Settecento Volta si dedica in modo sistematico all’elettrometria, una parte della scienza fino ad allora poco sviluppata. L’interesse nasce anche dagli studi sulla meteorologia elettrica e dall’esigenza di rendere osservabili e confrontabili i fenomeni elettrici più deboli.
Volta inizia modificando gli elettroscopi in uso, aumentandone la sensibilità. Il passo decisivo è l’introduzione del condensatore, che associato agli elettrometri consente di amplificare le cariche elettriche e di migliorare drasticamente la precisione delle misure.
Nel 1782 Volta, insieme a Lavoisier e Laplace, studia l’elettrizzazione dell’aria e le cause di fenomeni naturali come i fuochi dei terreni e delle fontane ardenti. Queste ricerche confluiscono in memorie e scritti che testimoniano l’ampiezza dei suoi interessi scientifici, a cavallo tra fisica, chimica e fenomeni naturali.
Sulla scorta delle ricerche di Cavendish, Volta chiarisce il legame tra carica, capacità e tensione, espresso nella relazione Q = C · V. Nel 1782, con lo scritto Del modo di rendere sensibile la più debole elettricità, pone le basi della metrologia elettrica teorica e sperimentale.
Un obiettivo centrale dell’elettrometria voltiana è la definizione di un’unità di misura della tensione. Volta propone di valutarla attraverso la forza repulsiva tra due piattelli carichi posti a distanza prefissata, rendendo finalmente confrontabili misure diverse.
Le esperienze di taratura della bilancia elettrometrica portano Volta a formulare leggi fondamentali sull’attrazione elettrica: la forza è proporzionale al quadrato della tensione e inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Risultati che anticipano formulazioni successive e consolidano il metodo sperimentale moderno.
