L'elettrometria

L’influenza delle ricerche di Cavendish conducono Volta a stabilire esplicitamente il legame tra carica, capacità e tensione (Q = C * V). Nello scritto del 1782 “Del modo di rendere sensibile la più debole elettricità sia naturale, sia artificiale” egli crea, in altri termini, la metrologia teorica e sperimentale e ne fornisce la migliore esemplificazione sperimentale con la realizzazione del condensatore-elettrometro, in grado di misurare e rivelare piccole cariche, e con l’invenzione dell’elettroscopio condensatore nel 1799.

Diversi esemplari di Elettrofori ed Elettrometri condensatori ed Eudiometro (Fotografia, 1899)

Diversi esemplari di Elettrofori ed Elettrometri condensatori ed Eudiometro (Fotografia, 1899)

L’ultimo punto del programma voltiano sull’elettrometria riguardava la definizione di un’unità di misura per la tensione in modo da rendere comparabili tra loro le misure. A tale scopo Volta propose nella prima Lettera sulla meteorologia Elettrica una misura della tensione attraverso la valutazione della forza repulsiva tra due piattelli carichi posti a una distanza prefissata.

Diversi Elettrometri, Spinterometro e Bilancia elettrostatica (Fotografia, 1899)

Diversi Elettrometri, Spinterometro e Bilancia elettrostatica (Fotografia, 1899)

Le varie esperienze eseguite per tarare la bilancia elettrometrica portarono Volta a determinare interessanti leggi sull’attrazione elettrica. In particolare trovò che la forza di attrazione era direttamente proporzionale al quadrato della tensione e inversamente proporzionale al quadrato della distanza. «Nell’istessa ragione duplicata ho poi anche trovato, che diminuisce l’attrazione crescendo le distanze, cosicchè a doppia, tripla, quadrupla distanza l’attrazione diventa quattro, nove, sedici volte più picciola. […] Lo che ho pure confermato con molteplici sperienze» [Op. V, p. 78].

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