L’elettroforo

Dopo la memoria del 1771, Volta abbandona il latino a favore del volgare e si serve non più del trattato, ma del saggio breve o della memoria epistolare per attuare una diffusione rapida ed efficace delle proprie ricerche e scoperte.

Elettroscopio perpetuo di Volta

Elettroscopio perpetuo di Volta

Nella lettera del giugno del 1775, indirizzata a Priestley (e a Padre Campi, a Fromond e a Klinkosch) [Fromond darà a tale lettera “forma e grazia” per pubblicarla nella raccolta di memorie “Opuscoli scelti sulle scienze e sulle arti”, fondata proprio in quell’anno da Carlo Amoretti; le lettere vengono poi inserite da Senebier nel Rozier Journal del 1776], comunica l’invenzione di un sorprendente strumento, l’elettroforo perpetuo grazie al quale è in grado di confutare le concezioni elettrologiche di Beccaria e confermare le proprie vedute teoriche. Con l’elettroforo perpetuo Volta introduce un generatore di elettricità funzionante secondo un principio diverso dallo strofinio usato fino ad allora e dà il via alla realizzazione di tutte le macchine elettriche a induzione.

Elettroforo perpetuo

Elettroforo perpetuo

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